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Lo scorso gennaio la Direzione generale per le imprese e l’industria della Commissione europea ha pubblicato la “Relazione sulla competitività europea per il 2011”. Elaborata nel contesto della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e, in particolare, nell’ambito dell’iniziativa faro “Una politica industriale integrata per l’era della globalizzazione”, la relazione esamina i temi chiave per la competitività dell’industria europea e la sua economia in generale. Innanzitutto, la relazione prende in esame la crescente importanza dei servizi ad alta intensità di conoscenza per l’economia, ovvero l’informatica e attività connesse, la ricerca e lo sviluppo e attività di servizi alle imprese. Nell’ultimo decennio, tali servizi hanno rappresentato la principale fonte di creazione di posti di lavoro in Europa e hanno apportato un grosso contributo alla crescita del PIL (17% nell’UE dal 1996). La crescente importanza dei servizi per l’economia (“terziarizzazione”) si riflette anche nella loro integrazione nelle catene di valore di altre industrie, soprattutto nel loro impiego quali input intermedi per il settore manifatturiero ad alta tecnologia. La relazione pone anche l’accento sul “processo di convergenza” del settore manifatturiero e dei servizi, ovvero sulla crescente tendenza delle imprese manifatturiere a sviluppare e offrire servizi come parte di un pacchetto comprendente sia prodotti tangibili che servizi. Secondo la relazione, tra il 2000 e il 2005 la produzione di servizi da parte del settore manifatturiero è aumentata in tutti gli Stati membri, con l’eccezione della Repubblica Ceca. Tale convergenza offre al settore manifatturiero europeo l’opportunità di esplorare nuovi mercati, creare nuove fonti di guadagno intorno ai loro prodotti e aumentare la competitività. A seguire, la relazione analizza l’importanza del settore spaziale per la competitività europea e per il conseguimento degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva della strategia Europa 2020. Insieme al settore spaziale statunitense, quello europeo domina il mercato mondiale relativo a satelliti, veicoli di lancio, componenti terrestri e processi operativi e di sfruttamento connessi. Nell’UE il settore spaziale genera vendite dirette pari a oltre 10 miliardi di euro l’anno, impiega circa 36.000 persone e costituisce un elemento di traino per l’innovazione. Dalla relazione emergono altri dati interessanti sul settore spaziale europeo, ovvero la sua sostanziale frammentazione e concentrazione in pochi paesi (Francia, Italia, Germania e Regno Unito) e la ridotta partecipazione di PMI. Un altro elemento chiave per la competitività europea, in particolare per la sua industria manifatturiera, è l’accesso alle materie prime non energetiche, ovvero le materie prime impiegate principalmente in processi industriali e manifatturieri, semi-prodotti, prodotti e applicazioni che non vengono utilizzati principalmente per generare energia, quali minerali industriali ed elementi depurati, metalli e sottoprodotti di origine metallica, materiali da costruzione e legno. A fronte della forte crescita delle economie emergenti e della rapida diffusione di nuove tecnologie, la domanda mondiale di queste materie prime è aumentata considerevolmente nel corso dell’ultimo decennio ed è destinata ad incrementare ulteriormente, ponendo l’Europa di fronte ad un’offerta limitata. L’incremento della domanda mondiale e la distorsione delle condizioni di accesso in mercati chiave, quali la Cina, determina inoltre un aumento dei prezzi delle materie prime. Un’offerta limitata e l’aumento dei prezzi delle materie prime possono portare a un deterioramento della competitività delle industrie europee, che sono fortemente dipendenti dall’importazione di materie prime dal resto del mondo. La relazione della Commissione europea dimostra che le imprese europee possono avvalersi di tutta una serie di strategie per combattere la dipendenza dalle importazioni, anche se non tutte si rivelano vantaggiose dal punto di vista della crescita e dell’occupazione. L’esternalizzazione delle attività manifatturiere nei paesi in cui vengono prodotte le materie prime, ad esempio, consente di superare i vincoli posti dalle restrizioni commerciali ma, allo stesso tempo, può avere ripercussioni sull’occupazione in Europa. La relazione favorisce piuttosto le strategie incentrate sullo sviluppo della ricerca e dell’innovazione in materia di materiali di sostituzione, migliori tecniche di riciclaggio e uso efficiente dei materiali. La politica ha anche il compito di creare eque condizioni di concorrenza a livello mondiale per quanto concerne commercio e investimenti. Infine, il passaggio a un’industria più sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio è fondamentale per la competitività dell’economia europea. In ultima analisi, la relazione riconferma l’importante ruolo della politica industriale comunitaria per le imprese europee. Questa deve essere adeguata a nuove sfide, quali l’allargamento e l’affermarsi dell’UE come maggiore potenza commerciale (il cui mercato unico è sviluppato in maniera imperfetta), la recente crisi finanziaria e economica e la globalizzazione. Inoltre, la relazione chiarisce ulteriormente che la principale sfida della politica industriale europea consiste nel creare un quadro in grado di seguire le imprese nel corso di tutte le fasi del loro ciclo di vita e di fornire gli incentivi necessari all’aumento della loro competitività in un contesto globalizzato. Altre sfide includono una maggiore attenzione alle esigenze dell’economia reale, in particolare all’accesso alla finanza, e la creazione di eque condizioni di concorrenza a livello mondiale.
Sintesi della relazione, in italiano: http://ec.europa.eu/enterprise/newsroom/cf/_getdocument.cfm?doc_id=7132
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